17/07/2012 - Erotico
BESTIALITA' 2 - ZOOERASTIA
Il produttore Pino Buricchi aveva pensato di duplicare il successo di Bestialità, facendone girare a Peter Skerl un seguito: Zooerastia
Per i seguaci del bis, Karine Verlier non necessita di presentazioni. Era la tedeschina, amica di Katia Tchenko, oggetto delle brame di Ugo Tognazzi che ne elogiava il sublime “tucul”, contemplandolo e commuovendosi a bordo della Tinca, in La stanza del vescovo. Tra ruoli maggiori o minori, la Verlier fu la perfida Alessia protagonista del film di Alfredo Rizzo, Alessia… un vulcano sotto la pelle, si trovò tra le ragazze brutalizzate nel rape & revenge di Franco Prosperi La settima donna, sposò Mirella D’Angelo nella Città delle donne di Fellini, lavorò con Joe D’Amato, Mario Caiano, Enrico Maria Salerno (Eutanasia di un amore), Lucio Fulci (Sella d’argento), Castellacci & Pingitore (Nerone), Luigi Filippo D’Amico (In silenzio, un object d’art tratto da Pirandello). Karine era una fotomodella pubblicitaria molto nota e molto attiva anche in Francia dove si trovò a passare per i set di Joseph Losey (Mr. Klein) e di Buñuel (Quell’oscuro oggetto del desiderio). Una persona simpatica, solare, vitale, come in fondo si poteva intuire vedendola nei suoi film di quel periodo. Oltretutto, ha l’immenso pregio di non rinnegare niente del proprio passato. Grazie a questa preziosa prerogativa e a un paio di foto che Karine ha pubblicato negli album del suo profilo Facebook, è emersa la faccenda di Zoorastia, un film di Peter Skerl del 1978, mai ultimato, del quale la Verlier era la protagonista.
Il successo di Bestialità, del 1976, sceneggiato da Luigi Montefiori e diretto da Peter Skerl portò qualcuno a pensare di girarne una sorta di seguito. Il qualcuno in questione era il vulcanico produttore Pino Buricchi, che ingaggiò di nuovo Skerl per mettere in moto, scrivere e dirigere il film. Titolo: Zoorastia. Karine Verlier fu scelta come interprete principale e, nella seconda metà del 1978, la troupe si ritrovò a iniziare le riprese in Puglia, a Santa Maria di Leuca. Dieci giorni circa di lavorazione poi il denaro finisce, non c’è più pellicola. Un copione abituale. Racconta Karine: «La prima settimana ci avevano pagato, ma poi la produzione non ci mandò più soldi. Eravamo alloggiati in un albergo a Santa Maria di Leuca, a fine stagione, c’eravamo solo noi. Non avevamo pellicola, non potevamo girare, così, per passare il tempo, giocavamo a carte, facevamo camminate... In albergo continuavano a ospitarci e a darci da mangiare, viste le promesse della produzione che i soldi sarebbero arrivati. Ma i soldi non arrivavano…». L’albergatore, a un certo punto, minaccia di buttare fuori tutti quanti, trattenendo bagagli ed effetti personali come cauzione. La situazione si fa sempre più tesa e occorre trovare, se non una soluzione, un qualche diversivo. «Un giorno – continua Karine – uno degli attori, non ricordo il nome ma lo chiamavamo “Ciccio” (Franco Diogene, ndr), un tipo molto gentile che sembrava un orsacchiotto e che non avrebbe fatto del male a una mosca (io con lui avevo una buona sintonia), ebbe un’idea: dovevamo far credere che lui mi avesse insultato e picchiato. Stefano Trani, il truccatore, mi fece un labbro spaccato, degli ematomi, mi truccò ben bene tutto il viso… Naturalmente dovevo essere convincente nella parte… Così combinata, entrai nella hall dell’hotel, dove c’erano quelli della troupe, in lacrime e completamente sconvolta. Tutti vennero a chiedermi che cosa era successo, e io a dirgli che Ciccio era stato violento, mi aveva picchiato. Cinque minuti dopo, lui (che, lo ripeto, in realtà era un amore) arrivò furente, gridandomi che ero una stronza, che meritavo quello che mi aveva fatto, che l’avevo fatto diventare matto… Tutti rimasero allibiti, non credevano a quello che stava succedendo, pensando che la tensione della lavorazione interrotta e la forzata permanenza in albergo ci avesse fatto uscire di testa. Ma cominciavano a diventare nervosi e volevano difendermi perché io e l’altro attore continuavamo a urlare. La recita è durata fino al momento in cui abbiamo avuto paura che si potesse scatenare una vera rissa. Allora, io e Ciccio ci siamo strizzati l’occhio e siamo scoppiati a ridere… Fu un momento grandioso! ». La troupe, infine, fu lasciata libera di andarsene con armi e bagagli. Zoorastia non venne mai ultimato, Skerl si trasferì in America, a Los Angeles, e non fece più ritorno in Italia. Nemmeno quando sua figlia Catherine morì in circostanze misteriose a Roma, a metà degli anni Ottanta, vittima di un maniaco assassino…
D.P.