Roma dalla finestra

regia:

Masuo Ikeda

interpreti:

Claudio Cassinelli, Delia Boccardo, Kimiko Nakayama, Antonio Serrano

montaggio:

Mario Morra

fotografia:

Mario Vulpiani

musiche:

Paul Mauriat

anno:

1982

divs
08/05/2012 - Genere '70-'80-'90

Roma dalla finestra

La seconda pellicola italiana di Masuo Ikeda, il regista di Dedicato al Mare Egeo, si rivela un raro scrigno delle meraviglie...

Ci sono film dei quali non ci si può che contentare che di dare una descrizione di massima. E già è tanto se ci si riesce. Sono film che nessuno dovrebbe arrischiarsi di penetrare ermeneuticamente. Perché si corre il rischio di mettere l’affare dentro una vagina dentata. Roma dalla finestra di Masuo Ikeda, girato in Italia verso il 1980 o ’81 – al di là dei dati, c’è un criterio interno di datazione: a un certo punto si parla dell’omicidio di Pasolini come avvenuto “cinque anni fa” – è la ragione di questo stravagante preambolo. Ora, a parte chi scrive e Gomarasca, nessuno in Italia e probabilmente in Europa ha, così, all’impronta, la più pallida idea di chi fosse Ikeda, artista eclettico (pittore, scultore, scrittore) che ebbe tra i propri interessi anche il cinema. Negli anni Ottanta, questo simpatico giapponese girò in Italia, con cast artistici e tecnici italiani di primissimo ordine, un paio di film rimasti poi inediti pressoché ovunque tranne che in Giappone. Il più noto è Dedicato al Mare Egeo, che Manlio ebbe la fortuna di vedersi accanto a Ikeda stesso. Il più folle e inquietante è invece, senza dubbio, questo Roma dalla finestra, tratto da un racconto del regista. In sostanza, è la storia di un uomo e di due donne. Carlo, cioè Claudio Cassinelli, è un fotoreporter di Roma. Sua moglie Olga (Delia Boccardo) fa la modella a Parigi (e nella prima sequenza del film la vediamo subire lo stupro da parte di un indiano dentro una fontana; ma lei ride e dice all’aggressore: «È la prima volta che violenti qualcuno, vero?»). Poi c’è O, ossia Kimiko Nakayama, una cerbiattina giapponese che Carlo incontra all’Idroscalo, sui luoghi del martirio pasoliniano, e se ne invaghisce subito. La vede far pipì, la segue e in capo a pochissimo butta la fede a mare (letteralmente) e finisce a letto con lei. Il resto è impossibile sunteggiarlo o spiegarlo. Impossibile. La straordinaria partitura, ossessionante, di Paul Mauriat sovrasta la commedia, il dramma, l’erotismo e talune sconcertanti possibilità gotiche,  che subentrano a un certo punto. Gabriella Giorgelli e Almanta Suska (quella di Lo squartatore di New York) sono, rispettivamente, una zingara che muore ammazzata da un maniaco e una delle tante amanti di Cassinelli. Ma prendete tutto questo solo come un’avanguardia. A Ikeda torneremo in modo massiccio. In italiano, su Veoh.


Davide Pulici
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