08/12/2011

Enter the Void

Due anni e mezzo dopo la presentazione in concorso al Festival di Cannes, Enter the Void esce nelle sale in Italia (dal 9 dicembre). Il regista Gaspar Noé, in esclusiva per Nocturno, spiega il suo film-trip...

 

All’inizio del film, Alex spiega a Oscar la teoria del Libro tibetano dei morti che gli ha prestato. Quel libro è servito come elemento di ispirazione?

La struttura di Enter the Void si ispira effettivamente a quella del Libro tibetano dei morti, ma noi non l’abbiamo seguita alla lettera. Gli avvenimenti che si susseguono sono la ricostruzione di quello che Alex spiega a Oscar, vale a dire le tappe del viaggio dell’anima del morto prima della reincarnazione. Ma alla fine del film si comprende come lo spirito di Oscar in realtà voli sopra un modellino di Tokyo e non della città vera. Si vede anche che Alex esce dal ventre di sua madre, quindi non si tratta di una reincarnazione. Pertanto, non vi è un adattamento in senso stretto del Libro come molte persone hanno creduto, ritenendomi erroneamente buddista.

 

È il soggetto che definisce la forma dei suoi film o viceversa è un’idea di forma a determinare il soggetto ?

È come un gioco, e ogni gioco ha le sue regole. Per Irréversible io avevo invertito la struttura cronologica del film. In Enter the Void c’è una visione soggettiva che diventa la proposizione formale forte. Nel cinema non è facile trovare ogni volta una idea che non sia già stata sfruttata numerose volte. Ci sono altri cineasti che amano anche giocare con il linguaggio cinematografico, come ad esempio Lars Von Trier in Dogville. Ma ritengo che tra la forma e il soggetto non debba esservi necessariamente uno che prevalga sull’altro.

 

Lei riesce infatti a non rimanere ostaggio di un film che sia solo forma grazie alla forza dei personaggi...

Ricostruire il passato dei personaggi grazie ai flashback permette di donare loro uno spessore e soprattutto di aggiungere un elemento melodrammatico alla storia del film.

 

Come ha utilizzato la ripresa soggettiva ?

Molte cose sono state realizzate in post-produzione. Chiaramente, ci sono delle proiezioni astrali dei momenti del viaggio, ma anche dei piani sequenza nei quali la cinepresa passa da una stanza di appartamento a un’altra, o al di sopra dei tetti dei palazzi. Abbiamo ricostruito l’ambientazione in 3D a partire dalle foto. Certe automobili che si vedono in secondo piano sono state realizzate in maniera digitale con il computer. Mi piaceva molto il piano sequenza di apertura di Strange Days di Kathryn Bigelow, in ripresa soggettiva, ma trovavo un peccato che non vi fossero i battiti delle palpebre del personaggio. Per me era normale aggiungere alla soggettiva i battiti di ciglia di Oscar quando è vivo. Però ho fatto attenzione a non esagerare, per non sovraccaricare le scene con battiti di palpebre che si aggiungono a quelli naturali dello spettatore. Con Enter The Void ho cercato di mettere lo spettatore in uno stato ipnotico, come se si trattasse di un viaggio onirico.

 

La scelta di Tokyo per ambientare l’intrigo piuttosto che di altre città come Parigi o New York, si è imposta immediatamente?

Tokyo è una città molto più cinematografica e futurista di Parigi o New York. Come a Hong Kong, a Tokyo ci sono una quantità enorme di grattacieli che mi permettevano di far volare in continuazione la cinepresa al di sopra dei tetti. Inoltre, Tokyo permetteva una rappresentazione interessante del fenomeno della droga. Lì non si scherza affatto su tale soggetto.

 

Lei ha aggiunto delle luci al neon e delle lampade all’ambientazione per accentuare l’effetto futurista della città ?

Non l’ho fatto di proposito. In verità, ho spesso utilizzato ambientazioni dove ci sono molte lampade. Per esempio, il bar dove Oscar e Linda si ritrovano e discutono esiste veramente. È pieno di lampade e di signore di una certa età che ci vanno insieme ai loro piccoli cani per farsi servire il tè da giovani camerieri. Quando ho scoperto questo luogo, l’ho trovato davvero incredibile e l’ho voluto includere nel film.

 

A cosa sta lavorando adesso?

A un melodramma erotico, qualche cosa di non troppo visionario questa volta, diciamo un film ad altezza d’uomo....

 

La recensione di Enter the Void

http://www.nocturno.it/recensioni/enter-the-void


Laure Charcossey
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