regia:
Brad Parker
interpreti:
Devin Kelley, Jonathan Sadowski, Olivia Dudley, Jesse McCartney, Nathan Phillips
anno:
2012
paese:
Usa
02/07/2012 - Film in sala
CHERNOBYL DIARIES
L'iperproduttivo Oren Peli scrive e produce un filmetto che punta tutto su un'ambientazione d'effetto, scordandosi il resto
Tre giovani coppiette in viaggio per l'Europa decidono di fare del turismo estremo nella cittadina di Pripyat, a pochi chilometri da Chernobyl, dove vivevano gli operai della centrale nucleare e le loro famiglie, zona off limits immutata dai tempi dell'esplosione. Accompagnati da una guida esperta, superano i blocchi militari ed entrano nella cittą fantasma, ma con l'avvicinarsi della notte rumori e ombre inquietanti si fanno sempre pił concreti, e il loro scassatissimo furgoncino si rompe proprio al tramonto?
Non serve ragionarci tanto sopra, basta vedere il trailer per intuire che l’aspetto più interessante di Chernobyl Diaries è decisamente la sua ambientazione, la città di Pripyat, immobile nel tempo, ferma al 26 aprile 1986, quando fu investita dai vapori radioattivi vomitati dal reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Più di cinquanta mila persone evacuate in fretta e furia, senza il tempo di prende nulla con se, e Pripyat è ancora ferma a quel momento, isolata, disabitata, nuclearizzata, controllata. Silenziosa, nella sua bolla di vetro temporale, una serie di grigi condomini cubici coperti di polvere radioattiva, percorsi da lupi, cani selvatici e orsi bruni, tutti affamati. Un posto che la Storia stessa ha reso sinistramente affascinante, pervaso da una costante inquietudine: dannatamente perfetto per un horror, il grosso dell’atmosfera era già fatto.
A tal punto che Oren Peli, regista di Paranormal Activity e creatore della serie The River, qui sceneggiatore e produttore, partendo da Pripyat si limita a inanellare alla bell’e meglio ogni possibile trovata da horror contemporaneo. Finte riprese amatoriali (non troppe in realtà), trama e personaggi all’osso (non necessariamente un male, però…), mostri somiglianti ad appestati che si vedono e non si vedono, un pizzico di attacco diretto alle autorità costituite (così i critici possono parlare di “horror politico”): Chernobyl Diaries è l’autan dell’originalità. Certo, il lavoro del regista esordiente Bradley Parker aiuta molto ad arrivare in fondo, ma qui le idee originali le si ammazza stecchiteChernobyl Diaries potrebbe essere però un buon videogioco, e in molti passaggi pare quasi un survival horror: una zona mortale da esplorare per fuggirne, l’importanza del nascondersi piuttosto che combattere, la scarsità di armi e la necessità di rischiare la vita per recuperarle…peccato manchi il controller, e che come film, Chernobyl Diaries lasci il sapore amaro dell’occasione sprecata.
Il fattore N
La visita a Pripyat scorre tranquilla, finché le coppiette e la guida decidono di esplorare un ultimo condominio. Una carcassa di cane mummificata sull’uscio, e l’eco di un ringhio che rimbomba tra corridoi polverosi e stanze vuote: scatta il panico, i rumori si fanno sempre più minacciosi e vicini… ed ecco che un grossissimo orso bruno sfreccia imbizzarrito tra gli stretti corridoi e sfiora incurante i giovani turisti. Da qui in poi si cambia registro e si fa sul serio (più o meno). Un ottimo esempio di twist, costruito con prevedibile rigore accademico, eppur ugualmente sorprendente. Uno dei rari punti a favore di Chernobyl Diaries.
Mattia Filigoi