LA FUGA DI MARTHA

titolo originale:

Martha Marcy May Marlene

regia:

T. Sean Durkin

interpreti:

Elizabeth Olsen, Christopher Abbott, Brady Corbet, Hugh Dancy, Maria Dizzia

soggetto:

T. Sean Durkin

sceneggiatura:

T. Sean Durkin

fotografia:

Jody Lee Lipes

anno:

2012

produzione:

BorderLine Films This Is That Productions

distribuzione:

Fox

paese:

Usa

voto:



divs
27/05/2012 - Film in sala

LA FUGA DI MARTHA

Meritato premio alla miglior regia al Sundance Film Festival 2011, La fuga di Martha è un progetto ambizioso e audace...

Per due anni Martha ha vissuto separata dal mondo in una casa di campagna, il quartier generale di una setta capeggiata dal carismatico Patrick. Fuggita una mattina all'alba, cerca rifugio a casa della sorella e del cognato, un posto dove cercare di ritrovare la se stessa mancante, attraverso l'aiuto di chi le vuole bene ma soprattutto della propria volontà di essere libera.

Avere un'identità nascosta può agire come tramite indolore per sfuggire a una realtà insoddisfacente, precaria tra la morte dell'essere e il conformarsi alla massa. Una prova tra tutte sono il protagonista di Fight Club e Tyler, suo corrispettivo, sua proiezione perversa, il modo per evadere dalla società e scatenare l'animale che inconsciamente abita il suo cervello. Nel caso di La fuga di Martha ben tre personalità giocano tra loro. Il titolo italiano mortifica questa alternanza, quello originale invece la rende esplicita: Martha Marcy May Marlene, non una virgola che separi i nomi, non una linea guida che faccia capire dove se ne concluda uno e ne nasca un altro.

 

Martha è la ragazza acqua e sapone, la sorella minore introversa e taciturna che si appoggia alla maggiore per raccogliere i pezzi della propria vita e cercare di darle un senso. Marcy May è il nome con cui è riconosciuta dalla sua famiglia alternativa. Marlene è l'appellativo neutro usato dalle donne della comunità per rispondere al telefono senza identificarsi, un nome per tutte, un nome per nessuna. Probabilmente è proprio quest'ultimo quello che meglio la riconosce: lei è una presenza senza ombra, un'immagine che vive su un muro disegnata dalle note calde della chitarra acustica di Patrick, il capobranco. Sornione, letale come una vedova nera sa colpire dove fa più male, la persuade, la lusinga, la intrappola in una ragnatela che sussiste solo nella sua mente manipolata. Ogni altra donna della comunità è vittima consenziente di una tortura mentale e fisica camuffata da Nirvana in cui il mondo è migliore grazie alla meditazione, alla solidarietà e alla condivisione, in una grande e bella famiglia unita per la vita. E il concetto di eternità va a traslarsi poi sul danno alla psiche: puoi scappare, puoi nasconderti, la setta saprà sempre dove sei per trovarti e perseguitarti fino alla morte.

 
Un progetto ambizioso e audace quello di T. Sean Durkin, già capace di dedicarsi alla produzione di film provocativi come Afterschool nel 2008, qui alla sua prima esperienza dietro una macchina da presa. Meritato premio alla miglior regia al Sundance Film Festival 2011, lo sguardo di Durkin rimane ossessivo su Martha, perennemente al centro del quadro. La superficie di ogni cosa si rivela senza inibizione, dal corpo nudo di giovane donna agli spazi ariosi; il profondo invece rimane celato, un macigno difficile da vomitare che intossica la sua stabilità fino a farla sentire prigioniera anche mentre è immersa nella fluidità dell'acqua o invasa dalla luce del giorno. La sua confusione si ripercuote sullo spettatore messo a dura prova da un efficace montaggio che si avvale degli stacchi e delle assonanze visive per cambiare realtà, luogo e tempo, nonché persona, confondendo le tre donne in maniera tale da limare fino a rendere invisibili i confini che dovrebbero tenerle separate. Il film non esplode mai, non ne ha bisogno visto che al suo interno tutto è già lacerato: le tematiche sono forti, il gusto con cui vengono raccontate è calibrato per non sconvolgere chi osserva, lasciando piuttosto che ognuno si perda nella propria interpretazione e che trovi da sé il modo per salvare Martha, o per condannarla per sempre alla desolazione.
 
Fattore N:
L'iniziazione ad opera di Patrick verso ogni nuova eletta appare in tutta la sua perversione, frammentata all'interno della storia perchè segue i ricordi sporadici di Martha: dalla preparazione della bevanda allucinogena alla vestizione della ragazza, dai consigli delle veterane fino allo stupro vero e proprio. Tutti processi lenti, misurati, non violenti alla vista ma devastanti per delle menti vergini pronte ad andare in spose a Satana.

 


Margherita Merlo
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