Interrabang

regia:

Giuliano Biagetti

interpreti:

Haydée Politoff, Corrado Pani, Beba Loncar, Umberto Orsini

sceneggiatura:

Luciano Lucignani, Giorgio Mariuzzo

montaggio:

Marcella Bevilacqua

fotografia:

Antonio Borghesi

musiche:

Berto Pisano

scenografia:

Tellino Tellini

anno:

1969

extra:

intervista a Umberto Orsini, trailer

sottotitoli:

italiano

dischi:

1

origine:

Italia

anno produzione:

2012

editore:

Cecchi Gori - collana Cinekult

voto:



giudizio audio:



giudizio video:



divs
17/05/2012 - Uscite Dvd e Blu-ray

Interrabang

Il giallo erotico di Giuliano Biagetti, con Haydée Politoff, Corrado Pani, Beba Loncar e Umberto Orsini, finalmente in una versione non censurata...

Anna, proprietaria di un atelier di moda, in compagnia del marito Fabrizio, della sorella Valeria e di una indossatrice, Maregalit, attraccano con il loro yacht in un isola deserta dell?Argentario, per realizzare un servizio fotografico. Nel luogo è rifugiato un evaso, Marco, che profittando dell?assenza di Fabrizio allontanatosi in cerca di carburante, fa amicizia con la giovane Valeria. Qualcuno morirà, qualcuno resterà vivo, emergerà una micidiale combutta e chi crede di avere fregato gli altri resterà fregato...

Dove nasce Interrabang? Che alle spalle abbia Il sesso degli angeli, pare cosa di un’evidenza schiacciante: lo yacht, le tre donne, l’uomo. E il mescolarsi degli addendi che conduce egualmente all’omicidio. In mezzo c’era stato anche Top sensation (del marzo 1969, mentre il film di Biagetti esce in dicembre), ma è giocoforza dubitare che sia stato tenuto presente. Ora, i credits ci dicono che la sceneggiatura di Interrabang è stata sviluppata da un romanzo di Edgar Mills, che i repertori non mostrano di considerare uno pseudonimo, ma che tale, alla fine, dovrà essere: visto che non si tratta senza dubbio né del bassista né del banchiere americani cui ci rimanda la Rete. In un noir di Max Varnel del ‘58, Link of Justice, Jack Watling interpretava un personaggio con questo nome: chissà che c’entri qualcosa…

 

A parte il fantasmatico Mills, il copione lo firmano fisicamente Giorgio Mariuzzo (primo film e anche aiuto regista) e Luciano Lucignani - che si spiega col fatto che Lucignani avesse già scritto con Biagetti L’età del malessere, dal quale filtra in Interrabang anche Hydée Politoff, allora comunque in grande lancio grazie a Bora Bora; e oltretutto la casa di produzione, la Salaria di Giancarlo Segarelli, è la stessa per entrambe le pellicole, nello spazio delle quali si aprì e si chiuse la sua attività. Altra cosa che ci piacerebbe conoscere è l’origine del glifo del titolo, che è poi il nome di un monile che porta al collo la Politoff, incrocio tra un punto di domanda e un’esclamativo («Il segno del dubbio - spiega lei a Umberto Orsini - dell’incertezza di noi tutti, dell’incertezza di questa nostra epoca, dell’incertezza del mondo...»). E questo basti a dire l’afflato pop-esistenzialista che governa la pellicola.

 

Terzo e ultimo quesito: cosa mancava nella versione vulgata in videocassetta (The Universal video) e che si vedeva invece in quella cinematografica, tanto da spingere il giudice Occorsio (quello che sarebbe stato fatto fuori dalle Brigate Rosse) a chiedere  e ottenere il sequestro della pellicola su tutto il territorio nazionale?. Perché nella vulgata, appunto, possibili appigli per un provvedimento del genere non si trovavano nemmeno a cercarli col lanternino. E un seno nudo che fosse uno, non si dava. Negli stessi mesi in cui la Fenech si faceva leccare tra le gambe da una capra nel film di Alessi, Biagetti relegava il maneggiamento di Shoshana Cohen sul corpo di Beba Loncar in un fuori scena perlomeno curioso, con la macchina da presa che per un minuto buono sta fissa in campo lungo sullo yacht dove vanno a vengono la Politoff e Pani, mentre l’incontro lesbico si compie intuito solo “a voce”. Che è soluzione stilisticamente anche interessante: ma dato il clima del periodo e sotto il profilo commerciale, diciamo pure esploitativo, sconcerta. Ora il dvd Cinekult restituisce finalmente al film il maltolto, consistente soprattutto di nudi e di situazioni che, comunque, arrivano sull'orlo dell'abisso ma senza scioccare o sconvolgere, ora come probabilmente allora. Biagetti va cioé sul morboso morbido e non si spinge oltre.

 

Anche perché nella ricezione dei contemporanei, Interrabang era letto come un film dalle premesse alte:  Pietrino Bianchi, sul Giorno, tirava addirittura in ballo Antonioni, L’avventura (per via dell’isola) e Blow-up (perché Orsini è un fotografo). Quel che è sicuro, è che se da Antonioni qualcosa arriva, ciò è soltanto e unicamente la diluizione dei tempi narrativi: nonostante l’evoluzione gialla sigillata dal twist in end, nonostante Biagetti non sia un regista da dozzina e nonostante gli interpreti, tutti adeguati e campioni di “noleggio” (l’unica avventizia era la modella israeliana di passaggio, Shoshana Cohen: una morettona genere “catenella sulla pancia”, davvero notevole). La pregnanza dell’elemento paesaggistico la assicurano Porto Santo Stefano e l’Isola rossa, mentre il bel commento sonoro di Berto Pisano era la cosa del film destinata a sopravvivere maggiormente nel tempo - a tal punto che l’autore lo riciclò per Giallo a Venezia di Mario Landi.


Davide Pulici
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